Basilica Pontificia Minore San Mauro Abate 

Finalmente riapriamo la Chiesa ai Fedeli con TUTTE le precauzioni e attenzioni previste dal Decreto che pubblichiamo.
Da Lunedì a Sabato Santa Messa ORE 9,00 e 18,30 Santo Rosario 19,00. Santa Messa......Domenica 9,00...10,30...12,00 18,30 Santo Rosario e alle 19,00 Santa Messa.
Per ragioni Sociosanitari non sarà possibile parcheggiare all'interno del Madrinato San Placido fino a nuove disposizioni.  

Le regole per le celebrazioni eucaristiche ai tempi del coronavirus

  • In ingresso ed in uscita dall'edificio le persone in movimento dovranno rispettare la distanza di sicurezza di 1,5 metri
  • Divieto di accesso a chiunque abbia temperatura superiore a 37,5° e a chi è stato in contatto con persone positive a SRAS-CoV-2 si precisa che in tali casi vi è l'obbligo di rimanere al proprio domicilio e di chiamare il proprio medico di famiglia e l'autorità sanitaria
  • Obbligo dell'igiene delle mani e di indossare apposita mascherina accuratamente posizionata a coprire naso e bocca. Ci sarà la possibilità di utilizzare i prodotti posti all'interno della chiesa per igienizzare le mani
  • All'interno dell'edificio rispettare la distanza di sicurezza di 1 metro
  • Sedersi, anche per la sola preghiera personale, in corrispondenza degli adesivi bianchi posti sulle sedute
  • Divieto di assembramento all'esterno degli edifici e/o sul sagrato
  • Durante la celebrazione i fedeli dovranno rimanere al proprio posto e la Comunione, per chi desiderasse riceverla, verrà distribuita direttamente nelle mani
  • La raccolta delle offerte potrà essere svolta direttamente dai fedeli utilizzando le bussole predisposte
  • Riflessioni sulla sesta Opera di Misericordia Corporale " Visitare i  Carcerati" 

    "Ricordatevi dei carcerati, come se foste loro compagni di carcere".

    Questo è fin all'inizio lo stile della comunità cristiana.

    Il Vangelo ci ricorda che anche Gesù è stato arrestato  e come lui e prima di lui i Patriarchi e i profeti  e lo stesso Giovanni Battista è morto decapitato mentre era chiuso in carcere. 

     L'opera di misericordia di visitare i carcerati non ha come raggio d'azione esclusivamente le mura di un istituto penitenziario, le case circondariali, i carceri minorili o le case di accoglienza protette per giovani mamme o giovani disagiati.

    Il carcere, prima di essere un ambiente fisico, è una situazione esistenziale nella quale l'animo dell'uomo vive relegato a causa del male commesso. Tutti siamo peccatori, anche l'uomo più giusto sbaglia sette volte al giorno come dice la Scrittura; la contaminazione del male raggiunge tutti gli uomini che abitano sulla terra.

    Questa constatazione sulla fragilità e sulla debolezza umana è il giusto slancio per comprendere e perdonare il male commesso dell'altro, perché noi stessi siamo peccatori e conosciamo benissimo le dinamiche del peccato, le sue conseguenze dolorose, il tragico distacco che determina nelle relazioni interpersonali e il senso di abbandono e di solitudine che lentamente produce.  

    Visitare i carcerati significa visitare la vita di tante persone prigioniere che incontriamo nelle nostre giornate .

    Ma chi sono i prigionieri di oggi? Gli anziani che vivono la solitudine e delle volte l'abbandono nelle loro case, i bambini condannati a rinunziare all'affetto del padre o della madre perché vittime incolpevoli della separazione dei loro genitori, i giovani costretti a vivere ancora nella casa paterna perché non hanno un lavoro o, nelle migliori delle ipotesi, ne hanno uno precario che non li consente di abitare da soli.

    E ancora, i tossicodipendenti e gli alcolisti rimasti intrappolati all'interno dei paradisi artificiali che accrescono progressivamente lo stato di disperazione e di solitudine, i migranti ed i profughi che hanno lasciato la loro terra martoriata dalla fame e dalla guerra per trovarsi in un luogo di alloggio malfamato, precario e pericoloso.

    Qual'è la chiave per aprire le porte di queste carceri e restituire libertà e dignità ai tanti oppressi dei nostri tempi?

    La risposta è semplice ma la cecità interiore ci impedisce di vedere e comprendere le possibili soluzioni. Essere portatori ed annunziatori della misericordia di Dio attraverso un impegno concreto, significa diventare insieme allo Spirito Santo, portatori di quella grazia che non si esprime solo con parole e discorsi, ma con l'accoglienza, la condivisione, l'ascolto e la solidarietà.

    Visitare i prigionieri si trasforma allora nell'uscire dal guscio delle consuetudini della vita per passare più tempo con il proprio figlio che sta soffrendo nel periodo dell'adolescenza, cercare di rinvigorire il rapporto tra marito e meglio che sempre necessità di attenzione reciproca, visitare i nonni per condividere il proprio tempo e coinvolgerli negli appuntamenti gioiosi della vita familiare, aprire le porte per l'accoglienza ai tanti migranti che attendono di avere quella dignità che nasce dallo stare insieme.

    Ascoltare, comprendere ed accogliere con cuore misericordioso, elimina il rischio del giudizio perché aiuta a riflettere come sia difficile vivere in certi contesti di vita.

    Da cristiani dovremo abituarci a anche a rilevare il bene, a parlarne; non fermarci solo ai difetti, alle mancanze. Impariamo a coltivare e vivere la cortesia, la magnanimità (grandezza d'animo), l'attenzione agli altri, la pazienza, evitando la fretta, la prepotenza, l'arroganza, l'indifferenza, l'insofferenza.   

    Quindi visitare i carcerati è una opera di misericordia non solo da donare agli altri ma riguarda anche noi stessi: solo crescendo nella conoscenza e nell'accoglienza della misericordia di Dio possiamo diventare noi stessi strumenti, portatori e testimoni veritieri dell'amore di Dio.



     




    La nuova Lettera pastorale del cardinale Crescenzio Sepe
    "Visitare i carcerati" 
    sesta opera di Misericordia Corporale
    L'impegno cristiano tra perdono responsabile e giustizia riparativa

    Le sette opere di misericordia corporale

    1. Dar da mangiare agli affamati.
    2. Dar da bere agli assetati.
    3. Vestire gli ignudi.
    4. Alloggiare i pellegrini.
    5. Visitare gli infermi.
    6. Visitare i carcerati.
    7. Seppellire i morti.

    Le sette opere di misericordia spirituale

    1. Consigliare i dubbiosi.
    2. Insegnare agli ignoranti.
    3. Ammonire i peccatori.
    4. Consolare gli afflitti.
    5. Perdonare le offese.
    6. Sopportare pazientemente le persone moleste.
    7. Pregare Dio per i vivi e per i morti.

    L'Arcivescovo propone anche alcuni obiettivi per rendere concretamente sperimentabile l'amore del cristiano per ogni situazione umana, in questo carso per i carcerati in una logica di perdono responsabile e di giustizia riparativa. Scrive Sepe: «Per rendere concreto l'apporto che possiamo offrire a chi è detenuto, sollecito ogni parrocchia, ogni comunità ecclesiale ad elaborare una proposta pastorale di ampio respiro che tenda a formare anzitutto la propria gente e gli eventuali operatori mediante percorsi di sensibilizzazione per un orizzonte umano poco conosciuto e quasi sempre trascurato. Ogni progetto tenga conto, tra l'altro, delle seguenti imprescindibili priorità:

    • Formare la comunità al perdono e alla riconciliazione.
    • Provvedere ad un'anagrafe dei reclusi della propria zona pastorale.
    • Adottare un detenuto e la sua famiglia anche di un'altra parrocchia.
    • Coinvolgere i detenuti stessi nell'attività di evangelizzazione e di sostegno.
    • Sviluppare un piano decanale d'insieme con istituzioni, associazioni, privati disponibili.

    I carcerati sono considerati di fatto scarti sociali e come tali non sono degni di ri-scatto. La chiesa è la comunità di peccatori perdonanti, non di discepoli perfetti. Lo rammenta anche l'autore della Lettera agli Ebrei (13,3): «Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro; e di quelli che sono maltrattati, come se anche voi lo foste!». Così la Chiesa di Napoli, comunità di perdonati, va incontro ai fratelli in carcere, bisognosi di aiuto e sostegno per costruire una nuova logica della giustizia, una giustizia riparativa, ovvero della giustizia della vita (una "giustizia giusta"), secondo l'insegnamento del Vangelo.

    Ripresa Attività Pastorali 2019 - 2020

    Dopo la pausa estiva, il tempo dell'aggregazione, del gioco e della preghiera, con il mese di Ottobre riprendono le consuete attività parrocchiali con calendario e scadenze che mano a mano verranno ricordate e indicate negli avvisi esposti in parrocchia e sul sito.  Riparte la Catechesi, l'Oratorio, La Lectio Divina, gli Incontri di Formazione e di preghiera, lo Sportello della Caritas e tutti gli altri momenti che identificano la nostra parrocchia. Ti aspettiamo.

    Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani, per fare oggi le sue opere.
    Cristo non ha piedi,ha soltanto i nostri piedi per andare oggi agli uomini.
    Cristo non ha voce, ha soltanto la nostra voce,per parlare oggi di sé.
    Cristo non ha più Vangelo, che gli uomini leggano ancora,
    ma ciò che noi facciamo, in parole ed opere è il Vangelo che si sta scrivendo. 

    Ti ringraziamo Signore di questo cibo, che nutre la nostra vita. Nel prenderlo assieme, ci sentiamo dentro la famiglia più grande della nostra comunità. Gesù e il Vangelo ci offrono, l'orizzonte di una fraternità che continuamente ci supera e ci arricchisce. Che non ci manchi mai Signore la festa della tua presenza, l'ascolto delle tue parole, il gusto di trovarci insieme e di spenderci per gli altri. 

    Si è parrocchia quando si è segno di salvezza e segno di fiducia nell'uomo e nelle sue capacità di vivere il proprio tempo, di innamorarsi dei cambiamenti, di creare legami che aiutino a crescere, di progettare il futuro.

    La Parrocchia, oggi è quello che Gesù chiamerebbe piccolo gregge, minuscolo seme, pugno di lievito.... È alla piccolezza e inadeguatezza che viene offerta la gioia del Vangelo: piccolissimo è il granello di senape gettato nella terra, poca cosa è il pugno di lievito nascosto nella pasta, insignificante il piccolo gregge di fronte alle mandrie sterminate Eppure anche la pochezza umana e l'apparente insignificanza storica, possono diventare albero frondoso, far fermentare una massa, rallegrare un pascolo ... ( C. M. Martini) 

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    Quest'anno sarà possibile destinare il      5 x 1000   all'Irpef a sostegno delle attività dell' Oratorio San Mauro Abate.

    Al momento della dichiarazione dei redditi inserisci il nostro codice fiscale 

    930 498 206 37

    Non ti arrendere mai, neanche quando la fatica si fa sentire, neanche quando il tuo piede inciampa, neanche quando i tuoi occhi bruciano, neanche quando i tuoi sforzi sono ignorati, neanche quando la delusione ti avvilisce, neanche quando l'errore ti scoraggia, neanche quando il tradimento ti ferisce, neanche quando il successo ti abbandona, neanche quando l'ingratitudine ti sgomenta, neanche quando l'incomprensione ti circonda, neanche quando la noia ti atterra, neanche quando tutto ha l'aria del niente, neanche quando il peso del peccato ti schiaccia... Stringi i pugni... sorridi... e ricomincia! "Papa San Leone Magno"

    Anche se in cammino, anche se affaticati, possiamo dirci sempre di nuovo tutto questo. E con verità perché Pasqua è capace di ridare inizio alla vita anche dentro l'estremo fallimento della morte!


    Meditazioni sulla Via Crucis

    I STAZIONE

    Gesù condannato a morteIl dito puntato che accusa

    «Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". Ed egli, per la terza volta, disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Dunque lo punirò e poi lo rilascerò". Ma essi insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato, allora, decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in carcere per rivolta e omicidio e che essi richiedevano e consegnò Gesù al loro volere» (Lc 23,20-25).

    Un Pilato impaurito che non cerca la verità, il dito puntato di accusa ed il grido crescente della folla inferocita sono i primi passi del morire di Gesù. Innocente, come un agnello, il cui sangue salva il suo popolo. Quel Gesù che è passato tra noi, sanando e benedicendo, ora viene condannato alla pena capitale. Nessuna parola di gratitudine dalla folla, che sceglie invece Barabba. Per Pilato, diventa un caso imbarazzante. Lo scarica alla folla e se ne lava le mani, tutto attaccato al suo potere. Lo consegna, perché sia crocifisso! Non vuole più sapere nulla di lui. Per lui, il caso è chiuso!

    La condanna sbrigativa di Gesù raccoglie cosi le facili accuse, i giudizi superficiali tra la gente, le insinuazioni ed i preconcetti che chiudono il cuore e si fanno cultura razzista, di esclusione e di "scarto", con le lettere anonime e le orribili calunnie. Accusati, si è subito sbattuti in prima pagina; scagionati, si finisce in ultima!

    E noi? Sapremo avere una coscienza retta e responsabile, trasparente, che non volga mai le spalle all'innocente, ma si schieri, con coraggio, in difesa dei deboli, resistendo all'ingiustizia e difendendo ovunque la verità violata?


    II STAZIONE

    Gesù è caricato della croceIl pesante legno della crisi

    «Gesù portò i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, perché non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue ferite siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime» (1 Pt 2,24-25).

    Pesa quel legno della croce, perché su di esso Gesù porta i peccati di tutti noi. Barcolla sotto quel peso, troppo grande per un uomo solo (Gv 19,17).

    E' anche il peso di tutte le ingiustizie che hanno prodotto la crisi economica, con le sue gravi conseguenze sociali: precarietà, disoccupazione, licenziamenti, un denaro che governa invece di servire, la speculazione finanziaria, i suicidi degli imprenditori, la corruzione e l'usura, con le aziende che lasciano il proprio paese.

    Questa è la croce pesante del mondo del lavoro, l'ingiustizia posta sulle spalle dei lavoratori. Gesù la prende sulle sue e ci insegna a non vivere più nell'ingiustizia, ma capaci, con il suo aiuto, di creare ponti di solidarietà e di speranza, per non essere pecore erranti né smarrite in questa crisi.

    Ritorniamo perciò al Cristo, Pastore e Custode delle nostre anime. Lottiamo insieme per il lavoro in reciprocità, vincendo la paura e l'isolamento, ricuperando la stima per la politica, e cercando di uscire insieme dai problemi.

    La croce, allora, si farà più leggera, se portata con Gesù e sollevata tutti insieme, perché dalle sue ferite - fatte feritoie - siamo stati guariti (cfr 1 Pt 2,24).

    III STAZIONE

    Gesù cade per la prima voltaLa fragilità che ci apre all'accoglienza

    «Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio ed umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui!» (Is 53,4-5).

    E' un Gesù fragile, umanissimo, quello che contempliamo con stupore in questa stazione di grande dolore. Ma è proprio questo suo cadere, nella polvere, che rivela ancora di più il suo immenso amore. E' pressato dalla folla, stordito dalle grida dei soldati, bruciante per le piaghe della flagellazione, colmo di amarezza interiore per l'immensa ingratitudine umana. E cade. Cade per terra!

    Ma in questa caduta, in questo cedere al peso e alla fatica, Gesù si fa ancora una volta Maestro di vita. Ci insegna ad accettare le nostre fragilità, a non scoraggiarci per i nostri fallimenti, a riconoscere con lealtà i nostri limiti: «C'è in me il desiderio del bene - dice san Paolo - ma non la capacità di attuarlo» (Rm 7,18).

    Con questa forza interiore che gli viene dal Padre, Gesù ci aiuta anche ad accogliere la fragilità degli altri; a non infierire su chi è caduto, a non essere indifferenti verso chi cade. E ci dà la forza di non chiudere la porta a chi bussa alle nostre case, chiedendo asilo, dignità e patria. Consapevoli della nostra fragilità, accoglieremo tra noi la fragilità degli immigrati, perché trovino sicurezza e speranza.

    E' infatti nell'acqua sporca del catino del Cenacolo, cioè nella nostra fragilità, che si specchia il vero volto del nostro Dio! Perciò, «ogni spirito che riconosce Gesù Cristo, venuto nella carne, è da Dio» (1 Gv 4,2).

    IV STAZIONE

    Gesù incontra la MadreLe lacrime solidali

    «Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione e anche a te una spada trafiggerà l'anima"» (Lc 2,34-35). «Piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti, gli uni verso gli altri» (Rm 12,15-16).

    E' carico di emozione e di lacrime struggenti questo incontro di Gesù con la sua mamma Maria. Vi è espressa l'invincibile forza dell'amore materno che supera ogni ostacolo e sa aprire ogni strada. Ma ancora più vivo è lo sguardo solidale di Maria, che condivide e dona forza al Figlio. Si riempie così di stupore il nostro cuore, nel contemplare la grandezza di Maria, in quel suo farsi, proprio lei creatura, "prossima" con il suo Dio e per il suo Signore.

    Raccoglie tutte le lacrime di ogni mamma per i figli lontani, per i giovani condannati a morte, trucidati o partiti per la guerra, specie i bambini-soldato. Vi sentiamo il lamento straziante delle madri per i loro figli, morenti a causa dei tumori prodotti dagli incendi dei rifiuti tossici.

    Lacrime amarissime! Solidale condivisione dello strazio dei figli! Mamme vigilanti nella notte con le lampade accese, trepidanti per i giovani travolti dalla precarietà o inghiottiti dalla droga e dall'alcol, specie il sabato notte!

    Attorno a Maria, non saremo mai un popolo orfano! Mai dimenticati. Come a san Juan Diego, Maria offre anche a noi la carezza della sua consolazione materna e ci dice: «Non si turbi il vostro cuore ... non ci sono qui io, che sono tua Madre?» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 286).

    V STAZIONE

    Gesù è aiutato da Simone di Cirene a portare la CroceLa mano amica che solleva

    «Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo» (Mc 15,21).

    Per caso, passa Simone di Cirene. Ma diventa un incontro decisivo nella sua vita. Tornava dai campi. Uomo di fatica e di vigore. Per questo è stato costretto a portare la croce di Gesù, condannato a una morte infame (cfr Fil 2,8).

    Ma da casuale, quell'incontro si trasformerà in una sequela decisiva e vitale dietro a Gesù, portando ogni giorno la sua croce, rinnegando se stesso (cfr Mt 16,24-25). Simone, infatti, è ricordato da Marco come il padre di due cristiani conosciuti nella comunità di Roma: Alessandro e Rufo. Un padre che ha di certo impresso nel cuore dei figli la forza della croce di Gesù. Perché la vita, se te la tieni troppo stretta, ammuffisce e si secca. Ma se la offri, fiorisce e si fa spiga di grano, per te e per tutta la comunità!

    Qui sta la vera guarigione dal nostro egoismo, sempre in agguato. La relazione con gli altri ci risana e genera una fraternità mistica, contemplativa, che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano, che sa sopportare le molestie del vivere, aggrappandosi all'amore di Dio. Solo aprendo il cuore all'amore divino, sono spinto a cercare la felicità degli altri nei tanti gesti del volontariato: una notte in ospedale, un prestito senza interessi, una lacrima asciugata in famiglia, la gratuità sincera, l'impegno lungimirante del bene comune, la condivisione del pane e del lavoro, vincendo ogni forma di gelosia e di invidia.

    E' Gesù stesso che ce lo ricorda: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a me!» (Mt 25,40).

    VI STAZIONE

    Veronica asciuga il volto di GesùLa tenerezza femminile

    «Il mio cuore ripete il tuo invito: "Cercate il mio volto!". Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza» (Sal 27,8-9).

    Gesù si trascina a stento, ansimando. Ma la luce sul suo volto resta intatta. Non c'è offesa che possa opporsi alla sua bellezza. Gli sputi non l'hanno oscurata. Gli schiaffi non sono riusciti a spegnerla. Quel volto appare come un roveto ardente che, più viene oltraggiato, più riesce ad emanare una luce di salvezza. Scendono lacrime silenziose dagli occhi del Maestro. Porta il peso dell'abbandono. Eppure, Gesù avanza, non si ferma, non torna indietro. Affronta l'oppressione. E' turbato dalla crudeltà, ma Lui sa che il suo morire non sarà vano!

    Gesù allora si ferma di fronte ad una donna che gli viene incontro senza nessuna esitazione. E' la Veronica, vera immagine femminile della tenerezza!

    Il Signore qui incarna il nostro bisogno di gratuità amorevole, di sentirci amati e protetti da gesti di premura e di cura. Le carezze di questa creatura si bagnano del sangue prezioso di Gesù e sembrano togliere via gli atti di profanazione che ha ricevuto in quelle ore di torture. La Veronica riesce a toccare il dolce Gesù, a sfiorarne il candore. Non solo per alleviare ma per partecipare al suo soffrire. In Gesù, riconosce ogni prossimo da consolare, con tocco di tenerezza, per giungere al gemito di dolore di quanti oggi non ricevono assistenza né calore di compassione. E muoiono di solitudine.

    VII STAZIONE

    Gesù cade per la seconda voltaL'angoscia del carcere e della tortura

    «Mi hanno accerchiato ... Mi hanno circondato come api, come fuoco che divampa tra i rovi, ma nel nome del Signore le ho distrutte. Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato il mio aiuto. Il Signore mi ha castigato duramente, ma non mi ha consegnato alla morte» (Sal 118,11.12-13.18 ).

    Veramente in Gesù si compiono le antiche profezie del Servo umile e obbediente, che prende sulle sue spalle tutta la nostra storia di dolore. E così Gesù, spinto avanti a forza, si accascia, sotto la fatica e l'oppressione, accerchiato, circondato dalla violenza, privo ormai di forze. Sempre più solo, sempre più nelle tenebre! Lacerato nella carne, fiaccato nelle ossa.

    Riconosciamo in Lui l'amara esperienza dei detenuti di ogni carcere, con tutte le sue disumane contraddizioni. Circondati e accerchiati, "spinti con forza per cadere". Il carcere, oggi, è ancora troppo tenuto lontano, dimenticato, ripudiato dalla società civile. Ci sono le assurdità della burocrazia, le lentezze della giustizia. Doppia pena è poi il sovraffollamento: è un dolore aggravato, un'ingiusta oppressione, che consuma la carne e le ossa. Alcuni - troppi! - non ce la fanno... E anche quando un nostro fratello esce, lo consideriamo ancora un "ex-detenuto", chiudendogli così le porte del riscatto sociale e lavorativo.

    Ma più grave è la pratica della tortura, purtroppo ancora diffusa in varie parti della terra, in molteplici modi. Come è stato per Gesù: anche Lui percosso, umiliato dalla soldataglia, torturato con la corona di spine, flagellato con crudeltà.

    Come sentiamo vera, oggi, davanti a questa caduta, la parola di Gesù: «Ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,36). In ogni carcere, accanto ad ogni torturato, c'è sempre Lui, il Cristo sofferente, carcerato e torturato. Anche se provati duramente, è Lui il nostro aiuto, per non essere consegnati alla paura. Ci si rialza solo insieme, accompagnati da validi operatori, sostenuti dalla mano fraterna dei volontari e sollevati da una società civile, che fa sue le tante ingiustizie dentro le mura di un carcere.

    VIII STAZIONE

    Gesù incontra le donne di GerusalemmeCondivisione e non commiserazione

    «Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli»(Lc 23,28).

    Come fiaccole accese si presentano le figure femminili lungo la via del dolore. Donne di fedeltà e di coraggio, che non si lasciano intimorire dalle guardie né scandalizzare dalle piaghe del Buon Maestro. Sono pronte a incontrarlo e a consolarlo. Gesù è lì davanti a loro. C'è chi lo calpesta mentre si accascia a terra sfinito. Ma le donne sono lì, pronte a donargli quel palpito caldo che il cuore non può più frenare. Esse lo guardano prima da lontano, ma poi si fanno vicine, come fa ogni amico, ogni fratello o sorella, quando si accorge della difficoltà che vive la persona amata.

    Gesù è scosso dal loro pianto amaro, ma le esorta a non consumare il cuore nel vederlo martoriato, per essere donne non più piangenti, ma credenti! Chiede un dolore condiviso e non una commiserazione sterile e piagnucolosa. Non più lamenti ma voglia di rinascere, di guardare avanti, di procedere con fede e speranza verso quell'aurora di luce che sorgerà ancora più accecante sul capo di quanti camminano rivolti a Dio. Piangiamo su noi stessi se ancora non crediamo in quel Gesù che ci ha annunciato il Regno della salvezza. Piangiamo sui nostri peccati non confessati.

    E ancora, piangiamo su quegli uomini che scaricano sulle donne la violenza che hanno dentro. Piangiamo sulle donne schiavizzate dalla paura e dallo sfruttamento. Ma non basta battersi il petto e provare compassione. Gesù è più esigente. Le donne vanno rassicurate come fece Lui, vanno amate come un dono inviolabile per tutta l'umanità. Per la crescita dei nostri figli, in dignità e speranza.

    IX STAZIONE

    Gesù cade per la terza voltaVincere la cattiva nostalgia

    «Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? ... Ma in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, per virtù di colui che ci ha amati!»(Rm 8,35.37).

    San Paolo elenca le sue prove, ma sa che prima di lui ci è passato Gesù, il quale sulla via del Golgota cadde una, due, tre volte. Distrutto dalle tribolazioni, dalla persecuzione, dalla spada, oppresso dal legno della croce. Stremato! Sembra dire, come noi, in tanti momenti bui: Non ce la faccio più!

    E' il grido dei perseguitati, dei morenti, dei malati terminali, degli oppressi sotto il giogo.

    Ma in Gesù, è anche visibile la sua forza: «Se affligge, avrà anche pietà» (Lam 3,32). Ci indica che c'è sempre, nell'afflizione, la sua consolazione, un "oltre" da intravedere nella speranza. Come la potatura sugli alberi che il Padre celeste, con sapienza, fa proprio sui tralci che producono frutto (cfr Gv 15,8). Mai per la stroncatura, ma sempre per la rifioritura. Come una madre quando giunge la sua ora: è afflitta, geme, soffre nel parto. Ma sa che sono le doglie della vita nuova, della primavera in fiore, proprio per quella potatura.

    Ci aiuti la contemplazione di Gesù accasciato, ma capace di alzarsi, a saper vincere le chiusure che la paura del domani imprime nel nostro cuore, specie in questo tempo di crisi. Superiamo la cattiva nostalgia del passato, la comodità dell'immobilismo, del "si è sempre fatto così!". Quel Gesù che barcolla e cade, ma poi si rialza, è la certezza di una speranza, che, alimentata dalla preghiera intensa, nasce proprio dentro la prova e non dopo la prova né senza la prova!

    Saremo più che vincitori, per virtù del suo amore!

    X STAZIONE

    Gesù è spogliato delle vestiL'unità e la dignità

    «I soldati, poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero i suoi vestiti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: "non stracciamola, ma tiriamola a sorte a chi tocca". Così si compiva la Scrittura: Si sono spartiti tra loro i miei vestiti e sulla mia tunica hanno tirato la sorte. Ed i soldati fecero così!»(Gv 19,23-24).

    Neanche un pezzetto di stoffa lasciarono che coprisse il corpo di Gesù. Lo denudarono. Non aveva mantello né tunica, non veste alcuna. Lo denudarono come atto di estrema umiliazione. Ciò che lo copriva era solo il sangue, che usciva a fiotti dalle sue vaste ferite.

    La tunica resta intatta, simbolo dell'unità della Chiesa, un'unità da ritrovare in un cammino paziente, in una pace artigianale, costruita ogni giorno, in un tessuto ricomposto con i fili d'oro della fraternità, nella riconciliazione e nel perdono reciproco.

    In Gesù, innocente, denudato e torturato, riconosciamo la dignità violata di tutti gli innocenti, specialmente dei piccoli. Dio non ha impedito che il suo corpo, spogliato, fosse esposto sulla croce. Lo ha fatto per riscattare ogni abuso, ingiustamente coperto e dimostrare che Lui, Dio, è irrevocabilmente e senza mezzi termini dalla parte delle vittime.

    XI STAZIONE

    Gesù è crocifissoAl letto degli ammalati

    «Poi lo crocifissero e si spartirono i suo vestiti, tirando a sorte su di essi ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino, quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: "Il re dei Giudei!". Con lui crocifissero anche due banditi, uno a destra ed uno alla sua sinistra. E si compì la Scrittura che dice: "E' stato messo tra i malfattori!"» (Mc 15,24-28).

    E lo crocifissero!La pena degli infami, dei traditori, degli schiavi ribelli. Questa è la condanna riservata al nostro Signore Gesù: ruvidi chiodi, dolore lancinante, lo strazio della madre, la vergogna di essere accomunato a due banditi, le vesti spartite come bottino tra i soldati, le beffe crudeli dei passanti: «Ha salvato gli altri, e non può salvare se stesso! Scenda dalla croce e crederemo in lui!» (Mt 27,42).

    E lo crocifissero! Gesù non scende, non abbandona la croce. Resta, obbediente fino in fondo alla volontà del Padre. Ama e perdona.

    Anche oggi, come Gesù, molti nostri fratelli e sorelle sono inchiodati ad un letto di dolore, negli ospedali, nelle case di riposo, nelle nostre famiglie. E' il tempo della prova, in amari giorni di solitudine e anche di disperazione: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46).

    La nostra mano non sia mai per trafiggere, ma sempre per avvicinare, consolare ed accompagnare gli infermi, rialzandoli dal loro letto di dolore. La malattia non chiede permesso. Giunge sempre inattesa. A volte sconvolge, limita gli orizzonti, mette a dura prova la speranza. Amaro è il suo fiele. Solo se troviamo, accanto a noi, qualcuno che ci ascolta, ci sta vicino, si siede sul nostro letto ... allora la malattia può diventare una grande scuola di sapienza, incontro col Dio Paziente. Quando qualcuno prende su di sé le nostre infermità, per amore, anche la notte del dolore si apre alla luce pasquale del Cristo crocifisso e risorto. Quella che umanamente è una condanna, può trasformarsi in un'oblazione redentrice, per il bene delle nostre comunità e famiglie. Sull'esempio dei santi.

    XII STAZIONE

    Gesù muore in croceIl gemito delle sette parole

    «Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: "Ho sete". Vi era lì un vaso pieno di aceto: posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima ad una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse. "E' compiuto!". E chinato il capo, consegnò lo spirito» (Gv 19,28-30).

    Le sette parole di Gesù sulla croce sono un capolavoro di speranza. Gesù, lentamente, con passi che sono anche i nostri, attraversa tutto il buio della notte, per abbandonarsi, fiducioso, nelle braccia del Padre. E' il gemito dei morenti, il grido dei disperati, l'invocazione dei perdenti. E' Gesù!

    «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mt 27,46). E' il grido di Giobbe, di ogni uomo colpito dalla sventura. E Dio tace. Tace perché la sua risposta è lì, sulla croce: è Lui, Gesù, la risposta di Dio, Parola eterna incarnata per amore.

    «Ricordati di me...» (Lc 23,42). L'invocazione fraterna del malfattore, fatto compagno di dolore, penetra nel cuore di Gesù, che vi sente l'eco del suo stesso dolore. E Gesù ascolta quella supplica: «Oggi con me sarai nel paradiso». Sempre ci redime il dolore dell'altro, perché ci fa uscire da noi stessi.

    «Donna, ecco tuo figlio!...» (Gv 19,26). Ma è la sua Madre, Maria, che con Giovanni stava sotto la croce, a spezzare la paura. La riempie di tenerezza e di speranza. Gesù non si sente più solo. Come per noi, se accanto al letto del dolore c'è chi ci ama! Fedelmente. Fino in fondo.

    «Ho sete» (Gv 19,28). Come il bambino chiede da bere alla mamma; come il malato riarso dalla febbre... Quella di Gesù è la sete di tutti gli assetati di vita, di libertà, di giustizia. Ed è la sete del più grande assetato, Dio, che, infinitamente più di noi, ha sete della nostra salvezza.

    «E' compiuto!» (Gv 19,30). Tutto: ogni parola, ogni gesto, ogni profezia, ogni attimo della vita di Gesù. L'arazzo è completato. I mille colori dell'amore ora rilucono in bellezza. Nulla è andato sprecato. Nulla gettato via. Tutto è diventato amore. Tutto consumato per me e per te! E allora, anche il morire ha un senso!

    «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). Ora, eroicamente, Gesù esce dalla paura della morte. Perché se viviamo nell'amore gratuito, tutto è vita. Il perdono rinnova, risana, trasforma e consola! Crea un popolo nuovo. Ferma le guerre.

    «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Non più la disperazione del nulla. Ma fiducia piena nelle sue mani di Padre, l'adagiarsi nel suo cuore. Perché in Dio, ogni frazione si compone, finalmente, in unità!

     Quaresima tempo di conversione

    INIZIO MERCOLEDI 6 MARZO - FINE GIOVEDI 18 APRILE

    Inizia mercoledì 6 marzo con il rito semplice e austero delle ceneri il sacro tempo quaresimale, tempo che invita ad una preghiera più intensa, alla carità concreta, alla penitenza sincera per fare esperienza nuovamente della misericordia di Dio e prepararsi alla Pasqua, cuore della fede cristiana. Anche nella nostra Basilica si vivrà questo gesto simbolico, espressione di un desiderio di cambiamento e perdono. La cenere depositata sul capo ricorderà ai fedeli la precarietà della vita, il bisogno di purificazione e di redenzione. 

    La Chiesa ci chiede di vivere la Quaresima dedicando particolare attenzione queste cose:

    Austerità e vigilanza
    Ascolto e preghiera
    Digiuno e conversione
    Memoria del Battesimo
    Carità e condivisione

    In Chiesa

    I paramenti del sacerdote sono di colore viola, il colore della penitenza.
    L'altare è senza decorazioni floreali.
    Durante la Messa non si canta il Gloria, né l'Alleluja.

    La Quaresima oggi

    La Quaresima inizia il mercoledì detto "delle Ceneri", giorno in cui ci rechiamo in chiesa e accettando l'imposizione delle ceneri, riconosciamo di essere peccatori: è questa una tacita confessione.
    Il sacerdote mettendoci un po' di cenere sulla testa dice: "Ricordati che polvere sei e in polvere ritornerai". In pratica, riconoscendo la nostra condizione di peccatori, noi accettiamo anche il nostro castigo: la morte temporale.
    Intanto, siccome Dio "non vuole la morte del peccatore", dobbiamo confidare nella sua misericordia per salvarci dalla morte eterna, e prendere all'inizio della Quaresima, la risoluzione di lottare contro il peccato.

    La Quaresima termina la sera del Giovedì Santo prima della Messa "In coena Domini".

    Il Tempo di Quaresima è segnato anzitutto:
    dal ricordo dei quaranta giorni di Gesù nel deserto,
    dalla sua lotta con il demonio,
    dalla sua vittoria sul tentatore.

    Nel deserto Gesù viene nutrito della Parola di Dio, e così supera ogni suggestione diabolica, scegliendo decisamente il cammino segnatogli dal Padre: la redenzione mediante l'umiltà della croce.
    Durante questo tempo, attraverso un ascolto più attento e volonteroso, dobbiamo accostarci anche noi alla Parola di Dio, per attingervi la forza di metterci in cammino sulla strada di Gesù Cristo.


    Pranzo di solidarieta', l'iniziativa delle chiese del territorio nella Basilica di San Mauro Abate Casoria


    Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti (Luca 14,12-14).

    Le chiese del territorio in collaborazione con la Pro Loco Casoria, hanno organizzato, in occasione delle festività natalizie, il tradizionale pranzo di solidarietà rivolto a quella fascia di persone che, più di altre, in quanto sole, hanno bisogno di un po' di affetto e di attenzione. 

    Non bisogna dimenticare che il bisogno abita anche là dove sembrerebbe impossibile, anche nella nostra città. La stessa città crea povertà ed emarginazione; infatti tante la maggior parte delle persone crede che la povertà sia un problema lontano.Le persone sole sentono maggiormente la sofferenza e la solitudine proprio nei periodi di festa, per questo si è pensato di organizzare una pranzo di solidarietà per condividere insieme il Natale. 

    Sono stati distribuiti pasti a 250 persone che più di altre hanno bisogno di relazione e di attenzioni, sole o in condizione di fragilità economica e sociale, indicate dalle parrocchie, dalla Caritas, dagli istituti religiosi e dalle diverse associazioni. 

    Il risultato è stato un incontro davvero riuscito, partecipato, profondamente sentito e vicino allo spirito di solidarietà e amicizia che dovrebbe contraddistinguere ogni Natale. 

    Un ringraziamento particolare va rivolto a tutti coloro che hanno contribuito con prodotti e beni alla preparazione del pranzo. Tutto ciò è un'ulteriore testimonianza del grande senso di solidarietà che caratterizza la nostra comunità, valore che non deve disperdersi.


    Don Mauro Zurro - Parroco della Basilica di San Mauro

    Visita alla Basilica di San Mauro Abate


    PREGHIERA DELLA COMUNITA'

    Donaci, Padre, occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli, infondi in noi la luce della tua parola per confortare gli affaticati e gli oppressi; fa' che ci impegniamo lealmente al servizio dei poveri e dei sofferenti. Rendici, Padre, aperti e disponibili verso i fratelli che incontriamo nel nostro cammino perché possiamo condividere i dolori e le angosce, le gioie e le speranze e progredire insieme sulla via della salvezza. Aiutaci ad essere persone che sanno donare e ricevere,che sono capaci di condividere,di portare i pesi gli uni degli altri per soffrire e godere insieme,che si perdonano l'un l'altro,con generosità,capaci di una riconciliazione continua.               Consapevoli dei nostri limiti accettiamo e ci impegniamo in una attiva collaborazione, formando una comunità di amore per essere una comunità di servizio per i poveri e gli abbandonati. Signore, non lasciarci chiusi nel nostro egoismo ma rendici persone capaci di amare. 

                                

    PROGRAMMA PASTORALE

    Nella lettera pastorale di quest'anno "Visitare gli infermi" ancora una volta il nostro Arcivescovo ci spinge ad "annunziare il Vangelo, puntare su un'apertura missionaria capace di parlare a tutti".                                                                             "Uscire dalla propria casa, dal proprio mondo,     per raggiungere l'altro nella sua debolezza"        E ancora che: " Visitare gli infermi, assume una valenza profondamente religiosa" perché il malato é "segno e presenza di Cristo".         Questo cercheremo di realizzare attraverso i tre ambiti pastorali:

    1. Evangelizzazione e catechesi;
    2. Liturgia e celebrazioni;
    3. Testimonianza e carità.

    Annunciare la parola di Dio richiede innanzitutto essere innamorati di Cristo e della sua Chiesa. Importante sarà allora la formazione teologica      ( PUF e studi personali), e quella che ci verrà offerta dalla nostra parrocchia nei tre incontri con il prof. Santopaolo, la formazione spirituale   ( l'Adorazione Eucaristica, i ritiri nei tempi forti dell'anno liturgico, la lectio) la formazione metodologica ( esperienze di altre parrocchie).  Dobbiamo essere tutti catechisti, in grado di accogliere con cordialità e benevolenza quanti ci avvicineranno in quest'anno, testimoniando l'amore agli altri e fra noi.                                         Attenzione cercheremo di dare quest'anno alla liturgia: animare tutta l'assemblea alla comprensione dei segni liturgici, animare l'Adorazione Eucaristica quindicinale e partecipare ai momenti di ritiro che ci saranno offerti.                                                                            Una parrocchia che non ha poveri che bussano alla sua porta non è la chiesa di Gesù Cristo. Tutte le iniziative di sensibilizzazione a problematiche caritative e sociali devono essere coordinate dalla Caritas. In modo particolare nella cura e nell'assistenza alle persone sole ed ammalate.

    Parroco: Don Mauro Zurro ( Ordinato il 18/04/1973)

    Vice Parroco: Don Raffaele Ferrara ( Ordinato il 11/05/2014)

    Diacono: Don Crescenzo De Stefano   ( Ordinato il (10/06/2006)

    Diacono : DON Massimo Bernardo       (Ordinato il 09/12/2012)

    Diacono: DON Ciro Terracciano            ( Ordinato IL 18/12/2016)


    La Sacra Bibbia

      Antico Testamento 

      Il Pentateuco 

      1. Genesi
      2. Esodo
      3. Levitico
      4. Numeri
      5. Deuteronomio

      I libri storici 

    1. Giosuè
    2. Giudici
    3. Rut
    4. Primo Samuele
    5. Secondo Samuele
    6. Primo Re
    7. Secondo Re
    8. Primo Cronache
    9. Secondo Cronache
    10. Esdra
    11. Neemia
    12. Tobia
    13. Giuditta
    14. Ester
    15. Primo Maccabei
    16. Secondo Maccabei

    I libri poetici e Sapienziali 

    1. Giobbe
    2. Salmi
    3. Proverbi
    4. Qoèlet
    5. Cantico dei Cantici
    6. Sapienza
    7. Siracide

    I libri profetici 

    1. Isaia
    2. Geremia
    3. Lamentazioni
    4. Baruc
    5. Ezechiele
    6. Daniele
    7. Osea
    8. Gioele
    9. Amos
    10. 10.Abdia
    11. Giona
    12. Michea
    13. Naum
    14. Abacuc
    15. Sofonia
    16. Aggeo
    17. Zaccaria
    18. Malachia



    Nuovo Testamento 

    I Vangeli 

    1. Matteo
    2. Marco
      1. Luca
      2. Giovanni
      Atti degli Apostoli 

           Atti degli apostoli

    Lettere di san Paolo 

    1. Romani
    2. Prima Corinzi
    3. Seconda Corinzi
    4. Galati
    5. Efesini
    6. Filippesi
    7. Colossesi
    8. Prima Tessalonicesi
    9. Seconda Tessalonicesi
    10. Prima Timoteo
    11. Seconda Timoteo
    12. Tito
    13. Filemone
    14. Ebrei

    Lettere cattoliche 

    1. Giacomo
    2. Prima Pietro
    3. Seconda Pietro
    4. Prima Giovanni
    5. Seconda Giovanni
    6. Terza Giovanni
    7. Giuda

    Apocalisse 

           Apocalisse di Giovanni


    Le pagine della Bibbia cessano di essere uno scritto per diventare parola viva, pronunciata da Dio stesso che, qui e ora, interpella noi che ascoltiamo con fede. Lo Spirito che ha parlato per mezzo dei profeti e ha ispirato gli autori sacri, fa sì che la Parola di Dio operi davvero nei cuori ciò che fa risuonare negli orecchi. Ma per ascoltare la Parola di Dio bisogna avere anche il cuore aperto, per ricevere le parole nel cuore, Dio parla e noi gli porgiamo ascolto, per poi mettere in pratica quanto abbiamo ascoltato. "Papa Francesco"

                   CONTATTI

    Largo San Mauro, 1 - 80026 Casoria (Na)     
    Parrocchia.sanmauro@hotmail.com
    segreteria.sanmauro@libero.it
    www.parrocchiasanmauro.it
    presenti anche su facebook: Parrocchia San Mauro Abate - Oratorio San Mauro
    Telefono: 081 - 7587566


    Orari uffici:
    Da lunedì a venerdì
    10:00 - 12:00 17:00-19:00

                                                                                    LITURGIA E PRATICHE DEVOZIONALI

    Giorni feriali

    Orario: 

    S. Messa con Lodi 9,00

     Recita del S. Rosario 18,00

     S. Messa con Vespri 18,30

     Adorazione Eucaristica (il 2° ed il 4° Giovedì di ogni mese) 19,00 

    S. Messa del Sabato  ore 18,30

    Domeniche e Festivi

    ore 9:00 - 10:30 - 12:00 - 18:30

    n.b. dal 1° Maggio al 30 Settembre l'inizio delle celebrazioni serali è posticipato di mezz'ora.

    Il Sacramento della Riconciliazione può essere amministrato tutti i giorni dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 17,00 alle 20,00. 

    Link utili                                        https://www.lachiesa.it https://www.chiesadinapoli.it

    vecchio sito web



    Avvisi alla comunita'

    • Il 15 di ogni mese si scelgono alcune strade della Parrocchia nelle quali si porteranno i nostri ministri per benedire le famiglie alle quali si proporrà di partecipare alla messa presso un luogo stabilito con le Reliquie del Santo Patrono. Il mese di novembre si inizia dai palazzi nei pressi dell'Edicola di S. Antonio in via A. Diaz alle ore 16:00



    San Mauro Abate

    Il 15 gennaio - data della sua morte-ricorre la festività di San Mauro. il patrono di Casoria: nonostante il suo culto e la devozione al Santo siano molto sentiti, non tutti ne conoscono la storia. Mauro Abate è stato il principale discepolo di san Benedetto da Norcia. Gli fu affidato dal padre Eutichio nel suo monastero di Subiaco, perchè lo educasse e ne divenne presto un valido aiuto;salvò il confratello Placido, che cadde in un lago, camminando sulle acque e fu impegnato in una missione di evangelizzazione della Francia, dove diffuse la regola Benedettina. La prima notizia sulla chiesa di Casoria risale al 1092 quando il culto fu introdotto dai monaci del monastero napoletano di San Gregorio Armeno, che controllava numerose masserie nella zona. Nel 1429 fu istituita ufficialmente la parrocchia sotto il patronato della Universitas e dei particulares, ovvero i notabili del luogo e nel nome di San Mauro

    CASORIA

                                                    Abitanti circa 80.000

                 Case Religiose:

    1. Istituto Suore Catechiste del S.Cuore,
    2. Istituto Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato,
    3. Istituto Adoratrici delle Sacre Stimmate di S.Francesco ,
    4.  Istituto Suore Figlie della carità.. 

     Il contesto territoriale è quello del centro storico di un grosso comune a Nord di Napoli caratterizzato da una totale assenza di vocazione sia agricola che industriale con una proliferazione notevole di grossi centri commerciali che non portano benessere e che sono gestiti prevalentemente da gruppi imprenditoriali del Nord. Il contesto sociale è tra i più degradati della regione caratterizzato da una totale assenza di servizi e di punti di aggregazione. La qualità della vita è quella di arrendevolezza e disinteresse per la socialità ed i rapporti istituzionali. Il contesto pastorale è stato, negli ultimi anni, caratterizzato da uno scarso inserimento della parrocchia nella collettività. Una missione percepita come molto distante dalla società e dalle aspettative dei parrocchiani. La presenza della Chiesa è stata interpretata unicamente come necessità di partecipare alle funzioni religiose che sono risultate superaffollate nei periodi forti dell'anno liturgico e poco frequentate per scarsa motivazione ed interesse negli altri momenti. Tra le prassi consolidate certamente quella più consistente è la devozione al Santo Patrono che è vissuta con intensa devozione, ma con scarsa fattività di Fede. A tale riguardo è in atto un totale sconvolgimento delle consuetudini legate alla celebrazione di tale festa patronale che, a partire dallo scorso gennaio, epoca del mio insediamento quale Parroco, è stata prospettata, organizzata e vissuta dalla comunità parrocchiale in modo diverso. Tra le prassi consolidate ritengo utile sottolineare che la vocazione parrocchiale alla CARITA' è stata sempre caratterizzata da puro assistenzialismo prima come gruppo aderente al banco alimentare e poi come Caritas parrocchiale con la finalità di sostegno alimentare periodico. L'organizzazione interna della parrocchia non prevedeva né Consiglio Pastorale né Consiglio degli affari economici la cui costituzione è attualmente in fieri. L'attuale tentativo è quello di organizzare attraverso catechesi ed incontri di formazione una pastorale degli operatori che passi attraverso momenti di condivisone e di agape. E' in atto anche una riorganizzazione dei gruppi parrocchiali ed una redistribuzione degli incarchi con attribuzione di compiti e responsabilità.

         Le strutture

    • Istituto Comprensivo 1 Ludovico - San Mauro
    • Istituto Comprensivo 2 Moscati - Maglione
    • Istituto Comprensivo 3 M.L.king - Carducci
    • Istituto Comprensivo 4 Puccini Cimiliar
    • Istituto Comprensivo Cortese
    • Istituto Comprensivo Palizzi - Settembrini
    • I.C.Mauro Mitilini
    • Istituto Istruzione Superiore A. Torrente
    • Liceo Statale Gandhi Di Casoria
    • I.T.C. Torrente Serale Casoria

    Nel territorio della parrocchia ci sono:

    • Ospedale San Camillo De Lellis.
    • Oratorio parrocchia San Mauro.
    • Casa di riposo per anziani a cura delle  Suore dell'ordine di S.Vincenzo.
    • Presso l'Istituto catechistico S.Cuore  un centro di formazione P.U.F. 

                Volontariato

    • gruppo Caritas
    • gruppo catechistico impegnato nella preparazione al sacramento della Eucarestia per circa 250 bambini e  di  circa 100 giovani per il Sacramento della Cresima
    • gruppo per i Centri del Vangelo.
    • gruppo  " Marta e Maria " che provvede con impegno ed efficienza alla pulizia della Chiesa.
    • gruppo di volontariato, costituito in ONLUS, denominato "Comunità Madre della Consolazione" con la prerogativa principale della lotta alla solitudine morale e fisica di chiunque avverta tale problema, che operava fino ad alcuni mesi orsono a latere della parrocchia e che ora porta avanti le sue iniziative in collaborazione con la Parrocchia. L'attività di tale gruppo si esplicita in un centro di ascolto con apertura quotidiana, in incontri periodici di formazione e catechesi, in attività manuali ed in visite periodiche agli assistiti.

    Il territorio attende grandi cose dalla parrocchia ed in modo particolare una fattiva presenza "QUI ED ORA" a fianco di tutti e soprattutto dei più deboli, in quanto la parrocchia rappresenta per molti l'unico vero punto di aggregazione ed in modo particolare risulta indispensabile per la sua presenza empatica ai bisogni del quotidiano. Buona parte del territorio parrocchiale è caratterizzato da una povertà economica, morale e sociale e da profonde sacche di suboccupazione o disoccupazione che è tipica delle periferie urbane, domiciliata in strutture abitative "bassi" spesso molto fatiscenti; mentre la restante quota di parrocchiani vive un discreto benessere. La parrocchia negli ultimi anni è stata lontana dai bisogni reali del territorio ed ha inciso poco sul contesto sociale, i momenti di aggregazione sono stati rappresentati pressocchè esclusivamente dalla funzioni religiose. Il contesto giovanile del territorio è molto degradato per la mancanza di stimoli e di momenti e luoghi di incontri e di formazione, e per il notevole deterioramento morale con grosse sacche di malavita spesso caratterizzate da atti vandalici compiuti in collaborazione con squadre di "bulli" provenienti da altri paesi del circondario. A tale proposito è in via di formazione un gruppo giovani ed è gia costituito ed operante un gruppo "Lettori" che assicura la Proclamazione della Parola durante le celebrazioni, previo corso di formazione alla lettura e catechesi. Intendimento principe del mio impegno è quello di avviare e realizzare un ORATORIO parrocchiale per la cui realizzazione la principale difficoltà risulta essere la mancanza di spazi idonei. Si è inoltre costituito un gruppo teatrale impegnato nella preparazione ed allestimento di spettacoli, tale gruppo potrà consentire uno sbocco operativo all'impegno di giovani ed adulti. Per quanto attiene al mondo politico, Casoria esce da qualche giorno da un periodo buio di vuoto per il commissariamento per infiltrazioni camorristiche, del consiglio comunale, durato oltre due anni. Anche questo dato la dice lunga sul degrado del contesto sociale. Il mondo della cultura non ha mai toccato, se non marginalmente il tessuto parrocchiale e la sua identità, negli ultimi anni con frequenza di circa uno due concerti l'anno si sono realizzati dei esibizioni di musica sacra, peraltro con scarsa presenza di pubblico. Stanti le carenze delle attività pastorali la ricaduta in termini di risultati è da ritenersi scarsa, ciò mi spinge come compito precipuo a ritenere indispensabile allo stato una concreta e fattiva pastorale che riguardi a 360 gradi i bisogni e le aspettative della gente. Tra le principali modalità di evangelizzazione ritengo che bisogna indispensabilmente allargare i confini della parrocchia e renderla credibile ed accettata in quanto operante quotidianamente al di fuori delle mura parrocchiali e rendere il messaggio di Cristo vivo e reale in ogni ambiente ed essere il "parroco di tutti" in ogni luogo ed in ogni aspetto del quotidiano. Essere tra la gente e per la gente in ogni momento è il mio primo impegno e ritengo di essere in perfetta sintonia con il gruppo dei miei collaboratori che sta crescendo in numero e qualità. Il reciproco scambio di idee e suggerimenti con tutti coloro che quotidianamente mi aiutano e mi supportano rende stimolante il mio impegno quotidiano e mi motiva e stimola a proseguire sulla strada del coinvolgimento e dell'impegno.